Francesca Bianconi espone nella Fondazione Rodolfo Viola a Milano “La via dell’universalismo: la Milano che vorrei”

Qui il video dell’innaugurazione  su You Tube:

http://www.youtube.com/user/francescabianconi?feature=mhum#p/a/u/1/E32YA-tv35o

Francesca Bianconi con Rodolfo Viola

La Fondazione Rodolfo Viola presenta   “La via dell’Universalismo: la Milano che vorrei”

Musica, teatro, danza, pittura e scultura

Invito all’evento

di lunedì 21 Marzo 2011 dalle ore 18:30 alle ore 22:30

presso la Galleria Strasburgo 2, Milano FERMATA MM1 San Babila

 

Il Maestro Rodolfo Viola festeggerà il primo giorno di primavera

in occasione del 45° anniversario di attività della Galleria d’Arte Strasburgo.

“Un’ideale passeggiata nella Milano governata dagli artisti, in cui siamo tutti noi – re, poeti e musicisti – a partecipare alla creazione (…) E’ la mia Milano che torna a sorridere, la Milano in cui la pittura, la scultura, la letteratura, la musica e ogni altra espressione artistica devono poter essere sempre presenti per conferire all’uomo l’Io equilibrato che gli spetta per ragione superiore”

Rodolfo Viola

Rodolfo  Viola,  uno  dei  maggiori  esponenti  dell’arte  pittorica  italiana  e  fondatore  del  Manifesto dell’Universalismo,  è  l’unico  artista contemporaneo  a  vantare  una  prestigiosa  serie  di  francobolli emessi dalla Repubblica di San Marino, affiancato ad artisti come Tintoretto, Botticelli e Guercino.Titolare del premio internazionale “La Madonnina”, unico vero riconoscimento ufficiale che la città di Milano dedica a coloro che l’hanno resa famosa nel mondo. Da trent’anni è il pittore dell’America’s Cup. La sua opera “il mio Duomo” è stata scelta dalla Commissione del Duomo per celebrarne il VI centenario. Tre importanti monografie dedicate alla sua opera sono state curate dai critici internazionali André Verdet, Pierre Restany e Silvio Ceccato.

Esporranno inoltre gli scultori: Emanuele Rubini e Francesca Bianconi

Interverranno: Arnoldo Mosca Mondadori, i musicisti Alex Battini de Barreiro, Fabio Gianni, Gendrickson Mena, Piero Orsini, la violinista Eriko Sumi, la Compagnia “Il Teatro dei Gordi” costituita dagli ex allievi della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi.

L’introduzione della serata,  a cura del Presidente del Conservatorio di Milano “Giuseppe Verdi” Arnoldo Mosca Mondadori, verterà a chiarire i temi che hanno ispirato la serata: i principi del Manifesto dell’Universalismo, i 45 anni di attività della Galleria personale del Maestro Viola e la nuova Milano immaginata  dal  pittore.  L’idea  della  serata  nasce  dal  desiderio  del  Maestro  di  immaginare  la  città arricchita  dagli artisti e dalle loro creazioni, una città dove l’arte sia fruibile a tutti e sia presente in ogni luogo.

“Facciamo uscire dai meandri della città tutte le persone che, umiliate da cento poteri autoreferenti, possano con la loro fantasia e onestà contribuire a costruire quello che Milano merita: un rinnovamento  nel nome dell’arte e del libero pensiero”

Rodolfo Viola

Per info e contatti:

Chiara Viola +39.347.4337667

Tina Grieco +39.349.3214858

fondazione@rodolfoviola.it

www.rodolfoviola.it

L’esposizione dei dipinti del pittore Rodolfo Viola sono in permanenza nella Sua Fondazione,

ma questa mostra collettiva durerà fino al 15 aprile circa, con possibilità di essere prolungata.

Nicholas Tolosa

Nicholas Tolosa nasce a Eboli (Sa) il 19 Aprile 1981. Matura una profonda esperienza artistica diplomandosi dapprima nel 1999 alla sezione Accademia del Liceo Artistico Statale “Carlo Levi” di Eboli e poi conseguendo nel 2005 la Laurea in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2007 consegue un master in management dei beni culturali. Nel 2008 è docente esperto esterno in “scenografia/teatro” per il laboratorio teatrale del progetto PON F-2-FSE-2007-106 c/o Liceo Scientifico Statale “E. Medi”, Battipaglia (Sa). Proseguendo gli studi, nel 2009 consegue l’abilitazione all’insegnamento in “disegno e storia dell’arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e un master in catalogazione dei beni archivistici e librari. Nel 2010 consegue un diploma di perfezionamento in storia dell’ arte presso For. Com. in Roma e collabora per il Napoli Teatro Festival Italia in qualità di assistente scenotecnico per lo spettacolo “Romeo and Juliet” al teatro Mercadante di Napoli in prima nazionale con la regia di Alexander Zeldin. Ha partecipato a diverse mostre collettive in Italia. E’ del 2009 la partecipazione alla Biennale Internazionale di Firenze. Vive e lavora tra Eboli e Napoli.

Hanno scritto di lui:

Ada Patrizia Fiorillo

La seduzione dall’immagine è il primo dato che emerge guardando all’esperienza di Nicholas Tolosa. Un carattere figurativo segna infatti il suo esercizio pittorico fin dalle prove accademiche, interpretato però dal giovane artista campano secondo una declinazione personale, dal momento che è un taglio quasi fotografico ad inquadrare le sue composizioni in modo specifico quando al centro di esse è posta la figura umana. Una scelta questa che non deve meravigliare: Tolosa viene da studi di scenografia ed evidentemente porta con sé una certa propensione a teatralizzare la scena, ‘disegnarla’ cioè come se questa dovesse accogliere un’azione. Non uso il verbo disegnare casualmente, giacché peraltro il segnare, nella tradizionale accezione cioè del trascrivere mediante i segni l’immagine, ha una parte molto attiva nella sua pratica quotidiana. Una componente che lo ha in qualche modo educato ad una precisione grammaticale che si riscontra anche nella pittura. Ciò vale, infatti, soprattutto per i suoi ultimi lavori dedicati al tema della shoah, come può dirsi per Innocenza del 2007 e Vite rubate del 2009. Tele realizzate ad acrilico, dove la scelta del bianco e del nero contribuisce ad esaltare il contenuto e, in particolare, la parte esistenziale e drammatica che esso trascina. Una nota che l’artista affida proprio alla cura dei particolari, al dosaggio del contrasto cromatico, nello scarto di quelle zone d’ombra e di luce che drammatizzano la scena. Narrazioni rese inquiete anche irrequiete ma al tempo stesso bloccate per via della resa stilistica con la quale le figure si propongono : figure stilizzate dal taglio un po’ illustrativo che dietro l’apparente immobilità nascondono forti sentimenti. Paura, rabbia, sofferenza, incredulità sono le emozioni che Nicholas Tolosa trasferisce nei fotogrammi di un ‘reale inganno’, beffardo teatro delle apparenze.

Beppe Palomba

Un artista che tende a ricostruire con il disegno e la pittura scene come di una rappresentazione: immagini che si fissano nella memoria per drammaticità e pathos, magari ricostruzioni di foto che hanno un posto preciso nella nostra memoria condivisa come in quest’ opera tratta da un ciclo sulla Shoah, ma insieme lavori che trasudano una teatralità intesa nel senso più nobile e positivo di capacità evocativa. La scelta del bianco e del nero drammatizza ancor più l’ effetto finale che riesce nel suo fine di coinvolgimento totale dello spettatore che si trova calato al centro di una scena di cui diventa testimone.

Maria Pia De Martino

C’è un tempo infinitesimo in cui avviene la scissione dell’ enarmonia originaria dei due principi secondo cui volge l’esperienza umana da un lato (la ricerca del vero), e dall’altro la permanente percezione di un effimero che senza sosta ci percorre. Questo è l’ “ultimo istante”, la catastrofe che ci sommerge improvvisa. L’ archè è il corpo dell’assenza come traccia negativa di tutti i corpi possibili nella generazione dei corpi. E’ dunque la morte fisica e la morte etica, morte dell’Idea e forse di Dio, nell’ultimo istante dell’eterna illusione e primo istante della consapevolezza della Verità. E’ il salto dalla religione del sé alla religione nel sé e nell’altro da sé. Transitivamente attraverso le righe-sbarre della prigione della materia verso la libertà dell’assenza, propria dell’anima.

Maria Cristina Antonini

Nicholas Tolosa è alla ricerca di un linguaggio pittorico capace di esprimere sentimenti, emozioni, sguardi sulle cose e sul mondo. Particolarmente sensibile ai problemi sociali, si serve della pittura in maniera figurativa ed espressionista e tutti i suoi lavori sono in qualche modo testimonianza e denuncia di situazioni di ingiustizia, dolore, conflitto. I personaggi dei suoi quadri sono spesso dolenti, schiacciati, sopraffatti e quindi diventano testimoni silenziosi e forti del loro dramma.

Angela Cielo

Angela Cielo ha sempre avuto una spiccata propensione per l’arte. Nonostante questa sua innata indole ha seguito studi scientifici. Non ha però mai abbandonato la pittura ed è una profonda appassionata d’arte e della bellezza in tutte le sue forme. Volutamente non ha mai frequentato corsi di pittura per non essere “contaminata” e “influenzata” dai propri maestri. 

Segue un suo stile personale con una ricerca continua di materiali e di tecniche.

Nei suoi quadri cerca di trasmettere l’inquietudine dell’uomo moderno che si trova senza più ideali se non quello del successo a tutti i costi e fine a se stesso, solo nella folla come un bambino che ha perso ogni riferimento.

Angela Cielo può essere definita un’espressionista astratta, la sua concezione dell’arte non mira alla rappresentazione intellettuale della realtà esteriore, non si pone nemmeno di raffigurare le immagini dei sogni e dell’inconscio, la sua arte consiste nell’atto stesso del dipingere. 

Al centro del lavoro di Angela è l’individualità dell’artista, che si pone in una condizione di rischio, mette in gioco la propria esistenza in senso psicologico e spirituale. Luogo di esistenza dell’artista e dell’arte è il quadro, spazio libero da convenzioni estetiche, in cui l’artista convoglia le proprie emozioni e la propria energia vitale. 

Ha partecipato nel 2009 al Concorso Internazionale d’arte contemporanea YICCA 2009 (Young International Contest of Contemporary Art) e al Concorso d’Arte Contemporanea Eco Art Project.

Angela ha contribuito ad AR[t]CEVIA International Art Festival 2010 donando una sua opera di piccolo formato che è stata esposta nella Mostra “Tutto un Museo su una Parete” presso la Sala Centrale del Palazzo dei Convegni di Jesi. Durante AR[t]CEVIA 2010, uno dei castelli di Arcevia ha ospitato la mail-art di Angela e di altri artisti nella mostra internazionale di Mail-Ar[t] denominata “TREmate 3mate…son tornate” a cura di Sandrina Ottaviani. 

Due sue opere sono state presentate ad Arte in Fiera di Longarone il 2-3-4 ottobre 2010.

Angela ha partecipato alla 14° edizione della Fiera d’Arte “Contemporanea” che si è svolta dal 5 all’8 novembre 2010 presso la Fiera di Forlì.

Contatti: angelacielo@live.it

Calzolari Sara

Mi chiamo Sara Calzolari e sono una pittrice.

Ho frequentato il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti.

Mi dedico anche all’iconografia una passione trasmessami dal missionario e maestro iconografo Padre Fulvio Giuliano.

La mia passione è il realismo inteso come rappresentazione realistica a volte legata ad aspetti magici o surrreali.


Eleonora Mazza

Biografia

Sono nata a San Marino il 29 ottobre 1975, dove tuttora vivo. Mi sono diplomata presso il liceo artistico di Rimini “Giovanni da Rimini” nel 1993. Durante gli anni del liceo ho affinato la manualità nel campo dell’arte figurativa, nella riproduzione di nature morte e figure umane. Il liceo che ho frequentato tuttavia non favoriva lo sviluppo della creatività, permettendo di sperimentare, per esempio, altri stili oltre il figurativo. Nel mio tempo libero, così, fuori dalle ore scolastiche usavo altri medium, prevalentemente collage, per esprimere la mia creatività che sentivo limitata a scuola. Dopo il diploma, però, ho attraversato un periodo emotivamente difficile e il mio percorso artistico per un per un po’ si è interrotto. Ho messo quindi da parte per qualche anno l’attività artistica intraprendendo un percorso ‘alternativo’. Mi sono iscritta alla Facoltà di Psicologia di Urbino dove, nel 2002, ho conseguito la laurea in Psicologia Clinica e di Comunità. Questo percorso di analisi e di ricerca su me stessa mi ha aiutata a ritrovare la creatività e la passione per l’arte. L’attività artistica, quindi, è ora indispensabile per il mio equilibrio interiore e per questo è diventata l’ attività più importante nella mia vita.

Mostre personali

Maggio 2007: “Sul muro…” immagini, strappi, graffiti e parole in poesia – Centro Sociale Dogana – San Marino;

Dicembre 2007: spazio espositivo allestito dalla libreria “Interno 4” di Rimini – Piazza Cavour Rimini;

Febbraio 2008: “Reality show” il consumo dei corpi e delle menti – Centrarti Fuorigioco San Marino;

Dicembre 2009: “Fantasmi” e altri ominidi – circolo ARCI Wadada Rimini;

Settembre-Ottobre 2010: “Un’umanità in dispersione” – Assenzio Caffè Letterario Rimini.

Mostre collettive

Primi anni ’90: collettive organizzate dal liceo artistico – Teatro Galli di Rimini;

Agosto 2008: 1° edizione SMIAF (San Marino International Artists Festival www.smiaf.org) – “Paranoid” murales;

Agosto 2009: 2° edizione SMIAF – “Eco-balla” installazione;

Gennaio 2010: mostra degli artisti finalisti del 2° Premio “Rifiuti in cerca d’autore” – Salernoinarte (www.salernoinarte.it) – attestato di merito “Per l’ottima interpretazione del messaggio” – Salerno;

Ottobre 2010: “Ecomondo” – Rimini;

Luglio 2010: Festival del piccolo formato “Sulle rive dell’Arno” – CentroArteModerna di Pisa;

Agosto 2010: “Nott’arte 2010” Aeroclub di San Marino;

Ottobre 2010: Galleria “Il Cubo dell’arte” (www.autorionline.net) – Roma;

  • Novembre 2010: “La costante è il percorso: dal rinascimento all’arte contemporanea” Premio d’arte Internazionale L’aperitivo illustrato” II edizione (www.premiodarteaperitivoillustrato.com) Ex-Chiesa La Maddalena – Pesaro;

Novembre 2010: “Ambiente festival” – Palazzo del Podestà – (www.salernoinarte.it) Rimini;

  • : “Arcadja auction results” – Galleria d’Arte di Arcadja – Brescia;
  • Dicembre 2010: “WHITE CHRISTMAS” – WHITE art gallery (www.whiteartgallery.eu) – Merano (BZ).

Vito Dichio

Biografia
A cura della Dr.ssa Monica Farinelli
Nome: Vito Dichio
Nato a: Matera il 29 dicembre 1982
residenza in: Via Gramsci N.06
75024 Montescaglioso (MT)

Vito Dichio nato a Montescaglioso (MT) il 29 dicembre 1982 è un pittore autodidatta che attraverso i suoi quadri esprime concetti svariati. Prendendo come punto centrale l’uomo, ci gira intorno e ne rappresenta i suoi aspetti contrastanti: dal potere all’amore, dalla civiltà moderna alla vita onirica, nei suoi quadri si affrontano tematiche ciniche e polemiche, ma anche romantiche e profonde.

Inizia il suo percorso artistico nel 1999, cimentandosi con la scultura naïf. Scolpisce figure fantastiche su pezzi di legno irregolari, lasciando l’impressione che queste escano fuori dal tronco stesso.

Dopo due anni Dichio decide di lasciare il paese natio per conoscere altre realtà, e scopre il fascino della pittura che considera racchiuso nell’illusione della tridimensionalità su di una superficie piatta. È per questo che l’artista ha come caratteristica ricorrente l’uso della prospettiva e di sfere sospese nel paesaggio a rendere la profondità perfino in un contesto metafisico – surrealista.

I suoi studi autodidattici l’hanno portato ad affrontare svariate tecniche e correnti artistiche, nonché lo studio di diversi supporti pittorici: tela di juta, legno vivo, compensato, affresco ecc. Mentre negli ultimi lavori, Vito Dichio usa una struttura di sua invenzione che gli permette di dipingere su tele libere da telaio, che prendono la forma di grandi pergamene.

Il suo interesse verso l’arte lo porta a frequentare nel 2007 un corso di restauro pittorico e doratura presso un’importante associazione, la “Lignarius” di Roma, dove affina notevolmente il tratto e la tecnica.

Durante tutto il suo percorso, l’artista ha partecipato ad importanti concorsi come: il Concorso Internazionale “Leonardo Paterna Baldizzi”

dell’Accademia Nazionale Dei Lincei di Roma nel 2007,

Dal 5 settembre al 19 settembre 2009: Concorso internazionale Love Art, in Villa Orsini a Scorzè (VE) a cura di Elisa Menegazzo e critica della Prof.ssa Cecilia Cì

ed è stato riconosciuto con Menzione di Merito ad altri concorsi estemporanei minori.

Tra le più importanti esposizioni citiamo: nel 2006 la collettiva “Formale o Informale?” a cura di Claudio Morleni e critica di Mara Ferloni, presso la Galleria PentArt in Trastevere, Roma, nel marzo del 2007 tiene una personale al teatro “Affabulazione” di Ostia (Rm), e dal 18 al 20 agosto 2007 organizza una personale in Via Vittorio Veneto a Montescaglioso (MT) alla quale Alberto Parisi dedica un articolo su “La Gazzetta della Basilicata” (8 settembre 2007). Il 12 aprile 2008 viene invitato per un allestimento collettivo di pittura presso la Sala Baldini di Roma in occasione della presentazione della raccolta di poesie di Elena Sideri pubblicate dalla Casa Editrice “Edizione Pulcinoelefante” presentata da Maria Macrì Giornalista Presidente dell’Istituto di Ricerca, Comunicazione e Giornalismo ACTA POPULI.

9 maggio 2009: Collettiva di pittura presso la Sala Riario dell’Episcopio -Borgo di Ostia Antica in occasione della presentazione del libro della poetessa Elena Sideri e del giornalista Valerio Cattano, a presentare l’evento la giornalista Lucia Battaglia.
16-18 giugno 2010:selezionato alla rassegna d’arte internazionale C. Crayons de couleurs presso il Foyer del teatro Furio Camillo in Roma a cura della Ass. Artideazione di Paola Delfino, la rassegna e stata documentata con la realizzazione di un catalogo registrato nelle biblioteche consentite.
20-25 ottobre 2010:selezionato al Premio internazionale La Palma D’oro per L’Arte 2010 presso la  Galerie le Patio a Mandelieu la Napoule (Francia) a cura di   Mariarosaria Belgiovine.

Pubblicazioni dell’artista:

Pubblicazione sul catalogo Love Art 2009 a cura di Elisa Menegazzo
Pubblicazione sul catalogo C. Crayons de couleurs 2010 edito da Aracne Editrice a cura di Paola Delfino
Pubblicazione sul catalogo Premio la Palma d’Oro per l’Arte 2010 edito da Effecci Editrice a cura di Mariarosaria Belgiovine

La luce e la montagna

Dal rifugio attraverso la finestra, la montagna avrebbe potuto essere immaginaria o reale, come se la luce accecante della neve avesse potuto prodigiosamente farla svanire in un sogno. Dopo non sarebbe rimasto che un pianeta vuoto, popolato di soli esseri alati.

Ezio Tenryu Zanin

Cosmina Lefanto & Ezio Tenryu Zanin

Sumi-e Ezio Tenryu Zanin, foto e post produzione Cosmina Lefanto

Collage digitale, stampa laser su carta di riso

Web site:

http://www.cosminalefanto.altervista.org/

GIGANTOLOGIA – PASSI DA GIGANTE (Ezekiela’ s Art)

Michela Riba, Ezekiela's Art

Nella mia presentazione dico che tra mistico fantastico e realtà come in una favola surreale i due più grandi temi dell’ arte, astratto e figurativo, si incontrano in una ricerca artistica e una grande passione per la moda la fotografia e il glamour alla base di tutto far parlare gli occhi, lo specchio dell’ anima e render cosi vivo il quadro.

Astrattismo e figurativo credo che siano due correnti che messe insieme possano dare origine a un grande capolavoro di emozioni. Un forte impatto con il pubblico, che può apprezzare o meno. Astratto, nella pittura e più in generale nelle arti figurative è sinonimo di  non reale, ovvero di quella pittura che non rappresenta la realtà e che esprime contenuti nella libera composizione di linee, forme e colori. Mentre nel passato l’astrattismo ha avuto sostanzialmente una funzione decorativa, nel XX secolo, l’arte astratta ha invece la funzione di comunicare, senza imitare le immagini reali. L’ astrattismo conserva infatti una matrice fondamentalmente espressionistica. È teso a suscitare emozioni interiori, utilizzando solo la capacità dei colori di trasmettere delle sensazioni. La nascita dell’astrattismo ha la forza di liberare la fantasia di molti artisti, che si sentono totalmente svincolati dalle norme e dalle convenzioni fino ad allora in qualche modo imposte. I campi in cui agire per nuove sperimentazioni si aprono a dismisura. E le direzioni in cui si svolge l’arte astratta appaiono decisamente eterogenee, con premesse ed esiti profondamente diversi.  Se per quanto riguarda l’arte e la storia dell’arte si può parlare tranquillamente di “avventura della conoscenza” non sono molto convinta che in quest’ultimo secolo le conquiste dell’arte si possano considerare “conoscenza” oppure il contrario. È interessante l’idea di porsi il problema sebbene sia una questione pressoché infinita il risolverlo. Personalmente credo che l’arte contemporanea, l’arte attuale sia oggetto di una grossa problematicità che rende necessario l’uso di più interpretazioni. Non penso quindi che in questi anni, nel secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle l’arte possa essere fonte di conoscenza, piuttosto rappresentazione del dubbio. Ben inteso, penso che esistano dei momenti storici nei quali le arti abbiano bisogno di silenzio e riflessione su di sé. Credo che noi ci troviamo nel pieno di uno di questi momenti. L’arte figurativa è in un grande periodo di silenzio.  Proprio per questo voglio portare avanti le antiche tecniche, partendo dal fatto che uso i colori ad olio e la tela come supporto per rappresentare l’ arte figurativa. Perché lasciare perdere questa grande arte in un periodo in cui nessuno sa più cosa inventarsi per fare arte?

La vera arte è narrazione, è valorizzazione di tecniche, scoperta di nuovi mezzi o metodiche espressive che nell’ insieme riescano a suscitare nuove introspezioni e nuove emozioni nell’osservatore, perchè comunicano a loro volta valori universali che si proiettano ai posteri. Così è per la pittura del Lotto ,di Raffaello , di Leonardo, e dell’arte sublime di tanti altri artisti che la storia e lo studio di essi ci hanno tramandato. Ma l’arte del tardo Novecento in particolare si discosta da un sentire comune, dalla realtà dei sentimenti comuni e condivisi, pur evitando il metodo figurativo; si introietta essenzialmente all’interno dell’artista e poco rivela all’osservatore , alla umanità e alla storia quasi come fosse la risultante di un relativismo conculcato da ideologie che hanno finito per divulgare il superamento dell’essere nel non essere alla ricerca di una improbabile impercezione del nulla . E’ necessario che da una sorta di feticismo artistico , l’arte inizi a narrare , a parlare e a far sognare. Fare sognare. L’arte non può essere solo provocazione o arbitrio; di Duchamp ce n’è stato uno. Io non discuto sul fatto che la fotografia, l’installazione o la video art possano avere una valenza ed una dignità artistica: ma sono cose “altre” rispetto all’arte figurativa, così come il cinema costituisce un linguaggio a sé stante. Per non parlare poi dei meccanismi speculativi del mercato.  L’ arte figurativa vuol trasmettere tramite rappresentazione di immagini riconoscibili del mondo intorno a noi a differenza dell’ arte astratta che è frutto della psiche, del pensiero, del sentire,dell’ anima.

Oserei quindi dire che dall’ unione di queste due correnti possa nascere qualcosa di surreale, non reale.  Un automatismo psichico, ovvero quel processo in cui l’inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni, emerge anche quando siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori e scopi preordinati.  La caratteristica comune a tutte le manifestazioni surrealiste è la critica radicale alla razionalità cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo “oltre” la realtà in cui veglia e sogno sono entrambe presenti e si conciliano in modo armonico e profondo.  Il Surrealismo è certamente la più ‘onirica’ delle manifestazioni artistiche, proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile. Inoltre esso comprende immagini nitide e reali ma accostandole tra di loro senza alcun nesso logico. Il pensiero surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, concepita come una trasformazione totale della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l’amore.

Il Surrealismo è un movimento che pratica un’arte figurativa e non astratta. La sua figurazione non è ovviamente naturalistica, anche se ha con il naturalismo un dialogo serrato. Ciò per l’ovvio motivo che vuol trasfigurare la realtà, ma non negarla. L’approccio al Surrealismo è stato diverso da artista a artista, per ovvie ragioni di diversità personali di chi lo ha interpretato. In sostanza, possiamo suddividere la tecnica surrealista in due grosse categorie: quella degli accostamenti inconsueti e quella delle deformazioni irreali. Gli accostamenti inconsueti sono stati spiegati da Max Ernst, pittore e scultore surrealista. Egli, partendo da una frase del poeta Comte de Lautréamont: “bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio”, spiegava che tale bellezza proveniva da un “accoppiamento di due realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse”.

In sostanza, procedendo per libera associazione di idee, si uniscono cose e spazi tra loro apparentemente estranei per ricavarne una sensazione inedita. La bellezza surrealista nasce, allora, dal trovare due oggetti reali, veri, esistenti (l’ombrello e la macchina da cucire), che non hanno nulla in comune, assieme in un luogo ugualmente estraneo a entrambi. Tale situazione genera un’inattesa visione che sorprende per la sua assurdità e perché contraddice le nostre certezze. Le deformazioni irreali riguardano invece la categoria della metamorfosi. Le deformazioni espressionistiche nascevano dal procedimento della caricatura e erano tese alla accentuazione dei caratteri e delle sensazioni psicologiche. La metamorfosi è invece la trasformazione di un oggetto in un altro, come le donne che si trasformano in alberi (Delvaux) o le foglie che hanno forma di uccelli (Magritte). Entrambi questi procedimenti hanno un unico fine: lo spostamento del senso. Ossia la trasformazione delle immagini, che siamo abituati a vedere in base al senso comune, in immagini che ci trasmettono l’idea di un diverso ordine di realtà.

Proprio in questo modo le miei donne, come accade in Donna Angelo, vogliono a primo impatto farsi riconoscere come donne reali ma come la donna angelo in alto a destra sembra crescerle un ala d’ angelo, vuole far sognare lo spettatore portandolo a pensare che potrebbe saper volare e quindi non essere realmente umana, una donna dei sogni, della mente, creata dall’ osservatore.

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“Gruppo precario e provvisorio MaCoSA?” [Ma-ttiuzzi.Co-rrenti.Sa-ssanelli]

Il gruppo “Gruppo precario e provvisorio MaCoSA?” [Ma-ttiuzzi.Co-rrenti.Sa-ssanelli] viene fondato il 29 ottobre 2010, su internet, in una chat che unisce gli artisti Agnese Mattiuzzi, Enzo Correnti e Antonella Sassanelli rispettivamente collegati da Caorle/Prato/AbanoTerme

MaCoSa vogliamo? MaCoSa volete? È ora di prendere la nostra arte, le nostre vite e condividere sempre, ovunque! MaCoSa siamo? MaCoSa fate? MaCoSa è il senso del mondo. E’ il senso dell’esistenza! MaCoSa, cosa è? Viviamo un’ esistenza nuova dell’essere Arte, dell’essere Vivi, dell’ Essere e basta!

Con carta e plastica, parole e silenzi, orme e cadenze, il gruppo “MaCoSa?” per la notte bianca e blu (20 novembre 2010), invade pacificamente Pisa con la mostra poetica incedente, avanzante, ambulante, camminante, viaggiante, passeggiante, declamante, esprimente, narrante, circondante, trainante, aderente, avvolgente.

Antonella Sassanelli

Chi sono
http://antonellasassanelli.jimdo.com/
http://sassanelli.exibart.com
http://41.exibart.com/profilo/autoriv2/persona_view.asp?id=44593

Contaminazioni : scrittura e immagini, dallo scanner all’ olio, dall’elaborazione grafica agli acrilici, dalla macchina fotografica allo stucco, alla colla, pomice, spago.
Contaminations : from poetry to the images, from the camera to acrylics, from scanner to oil, glue, silicon.

Nasce nel 1964 a Modena, cresce a Milano, vive tra Abano Terme e una roulotte itinerante.
Negli anni ’80 studia recitazione, mimo e danza jazz – tecnica Mattox – al Centro Studi Coreografici San Calimero di Milano e si mantiene lavorando per il teatro e la televisione come figurante e in piccoli ruoli.
Negli anni ’90 si concentra solo sulla scrittura: un romanzo, poesie e racconti. Pubblica su riviste web e i lavori sia di prosa che di poesia vengono recitati in teatro e in reading pubblici.
In seguito unisce immagini alle scritture. Si concentra sulla prosapoesia e spazia dalle tecniche digitali alla pittura tradizionale.
Espone i suoi lavori in mostre personali e partecipa a manifestazioni collettive.

” Antonella Sassanelli è un’artista con totale libertà esecutiva ed interpretativa, dove l’eclettico utilizzo di tecniche digitali si completa con quelle più tradizionali e la scrittura. Nei suoi lavori la “narrazione” è l’elemento predominante; la stessa che nell’era del postmoderno appare precaria, fragile e fluttuante, nei lavori della Sassanelli è il filo conduttore che propone attraverso immagini pure o elaborate, trasformazioni realizzate al di là di ogni condizionamento.
Sassanelli ha messo a punto una sua particolare poetica realizzando cicli di opere con una tecnica digitale che sfocia in realizzazioni puramente pittoriche.
Comincia dallo scanner o attraverso la fotografia la sua sfida alla destrutturazione. Sviluppa il lavoro per mezzo uno specifico software e, imponendosi una ferrea regola operativa, con il “pennello digitale” pixel dopo pixel, tratta tutta la superficie. È un lavoro minuzioso e assolutamente rigoroso, Il risultato sfocia in una scarnificazione che rivela una solida, affascinante nuova struttura narrativa.
I particolari delle immagini con il procedimento grafico, si trasformano in una modulazione metaforica scandendo nuovi piani-struttura che si susseguono a segmentare la forma. Un lavoro, il suo, che non è mero procedimento tecnologico, utilizzando invece il lessico e la destinazione della pittura-pittura: la pennellata e la tela che infine si mostrano nella loro concretezza segnica e materica, diventano, nell’opporsi all’omologazione, l’estensione di un’ identità da mutevole a trasgressiva. Una nuova identità che torna a dare un senso a quelle categorie che ormai non riusciamo più ad afferrare perché i suoi paradigmi erano tutti post-moderni, creati per un’ altra dimensione, una dimensione nichilistica.”
Ignazio Fresu – scultore – nov. 2008

“I pensieri forti di Antonella”
L’arte ha il compito di prevenire e impedire orrori.
L’arte ha il compito di educarci al bello, Antonella con le sue tele punta il dito contro la cultura massificata dei nostri tempi con immagini molto forti ed intense che ci costringono a riflettere su una radicale ignoranza di vasti settori della società.
Per colmare questi vuoti è quindi necessaria una forte personalità capace di incantare i fini dicitori… esteti del bla bla bla con contenuti di alto valore artistico ed estetico.
Anche se a volte le tele sembrano vagare nel torpore del lieve c’è dietro il pensiero forte di un’artista di temperamento.
Ina Ripari – giugno 2008

“Ciò che intriga maggiormente nella pittura di Antonella Sassanelli è la percezione di una dimensione “oscura”, la presenza di qualcosa/altro portato alla luce, un tormento continuo intimo che viene rivelato. Questo aspetto travolgente e nello stesso tempo riservato, sono parte integrante delle dicotomie che convivono ed animano le opere di Sassanelli.
Nei suoi lavori realizzati con le moderne tecniche della digital art mista a quelle tradizionali della pittura ad olio, scorgiamo l’inquietudine di figure stravolte “dentro”, il tormento dell’apparire con la drammaticità dell’essere. Come solo l’arte riesce a sconvolgere ed essere specchio dall’anima, così questa bipartizione si proietta, per traslato, dalla tecnica all’immagine, e ci turba poiché capace di coinvolgerci. Una “riflessione” che all’ equilibrio estetico rivendica un’ armonia convulsiva, affermazione di un potere autonomo del bello.”
dr. Enzo Bettazzi – apr. 2009

“Mi sento di dire che Antonella è un’artista appassionata e genuina. Sta esplorando diversi moduli espressivi con tecniche miste in cui la tecnica tradizionale viene accostata alla digital art per raggiungere gli obiettivi espressivi che ricerca. Ricordo un lavoro fatto ispirandosi a sua figlia in cui lei attraverso quell’immagine ha comunicato la sofferenza dei bambini di tutto il mondo.”
Luis – http://arteitaliana.blogspot.com/2009/04/mostra-personale-di-antonella.html

“Le sue opere sono in bilico tra realtà e virtuale, tra paesaggio interiore ed esteriore. Immagini che attraverso un sottile traslato da rappresentative trasforma in “presentazione” di sé. Figurazioni che al significato sovrappongono il significante, e che convivono legati da un rapporto di presupposizione reciproca, in quanto rappresentazione virtuale e reale dell’oggetto raffigurato ed insieme significazione con la quale si intendono le relazioni che legano qualcosa di materialmente presente a qualcos’altro di assente. La natura della rappresentazione nella sua dimensione reale – il frammento di realtà da cui è prelevata l’immagine.”
Anonimo – sett. 2009

(Sassanelli Antonella) A me ricorda molto Bacon, ad altri Frida, ma indipendentemente dai paragoni, Antonella, è una dei pochi artisti che esplorano il senso del tragico, in una società, come la nostra che si illude di vivere in un’eterna adolescenza, timorosa di sentimenti forti, capaci di rompere il suo guscio di plastica. Artista che parla all’anima, la Sassanelli.
Alessio Brugnoli – curatore de “La Danza di De Broglie” – ott. 2009

Antonella è erede di un filone espressionista dell’arte europea, il quale, con forme anche differenti dalla pittura, ad esempio il Gabinetto del Dottor Caligari, ha sempre esplorato lo iato tra i diversi piani della realtà. Nell’espressionismo classico che arriva sino agli anni Settanta, il confronto era tra percezione ed allucinazione. La Sassanelli, figlia della nostro mondo contemporaneo, invece indaga sulle relazioni, spesso contraddittorie tra Vita e Ciberspazio, anche se con mezzi espressivi differenti. E l’antinomia tra Vita, fuoco e movimento e Ciberspazio, ghiaccio ed immobilità, è molto simile ad alcune metafore di Gibson e di Sterling.
Alessio Brugnoli – curatore di “Turing test” – nov/dic 2009 MI

I was born in Modena, I grew up in the surroundings of Milan and I live in the Province of Padua. What I mostly love of Po Valley is the embrace of the fog, which makes everything slower and more human. I love art, the talent of conveying emotions, in any form. Images, literature, music are expressions I live in reciprocal relationship. The discovery of a personal use of the scanner, pure off camera or with graphic elaboration, has enabled me to express the world as I live it inside of me, as I can feel it, not in an exact correspondence with factual reality; in other words closer to my own truth. Initially I tried with writing, poems and short stories above all. Yet, I felt I had never totally reached the sensations and the deep essence I wanted to convey. Far from thinking that now I succeed in reaching that, I can say I manage to set my thoughts free more effectively ; I like interweaving images and writings and I can also feel stronger harmony between mind and spirit. Thus I started making a more professional use of the camera too. I soon felt curiosity. The satisfaction I went through, and that I’m still going through, encourages me to “dare” more and more. That’s the way I started to make actual pictures using mixed techniques, making printing on canvas of different materials, canvas and polyester and using oil, acrylic, glue, silicon.

http://sassanelli.exibart.com
http://41.exibart.com/profilo/autoriv2/persona_view.asp?id=44593
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http://www.art.e-zine.it/Artisti.asp?cmd=view&ID=767
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