Nella mia presentazione dico che tra mistico fantastico e realtà come in una favola surreale i due più grandi temi dell’ arte, astratto e figurativo, si incontrano in una ricerca artistica e una grande passione per la moda la fotografia e il glamour alla base di tutto far parlare gli occhi, lo specchio dell’ anima e render cosi vivo il quadro.
Astrattismo e figurativo credo che siano due correnti che messe insieme possano dare origine a un grande capolavoro di emozioni. Un forte impatto con il pubblico, che può apprezzare o meno. Astratto, nella pittura e più in generale nelle arti figurative è sinonimo di non reale, ovvero di quella pittura che non rappresenta la realtà e che esprime contenuti nella libera composizione di linee, forme e colori. Mentre nel passato l’astrattismo ha avuto sostanzialmente una funzione decorativa, nel XX secolo, l’arte astratta ha invece la funzione di comunicare, senza imitare le immagini reali. L’ astrattismo conserva infatti una matrice fondamentalmente espressionistica. È teso a suscitare emozioni interiori, utilizzando solo la capacità dei colori di trasmettere delle sensazioni. La nascita dell’astrattismo ha la forza di liberare la fantasia di molti artisti, che si sentono totalmente svincolati dalle norme e dalle convenzioni fino ad allora in qualche modo imposte. I campi in cui agire per nuove sperimentazioni si aprono a dismisura. E le direzioni in cui si svolge l’arte astratta appaiono decisamente eterogenee, con premesse ed esiti profondamente diversi. Se per quanto riguarda l’arte e la storia dell’arte si può parlare tranquillamente di “avventura della conoscenza” non sono molto convinta che in quest’ultimo secolo le conquiste dell’arte si possano considerare “conoscenza” oppure il contrario. È interessante l’idea di porsi il problema sebbene sia una questione pressoché infinita il risolverlo. Personalmente credo che l’arte contemporanea, l’arte attuale sia oggetto di una grossa problematicità che rende necessario l’uso di più interpretazioni. Non penso quindi che in questi anni, nel secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle l’arte possa essere fonte di conoscenza, piuttosto rappresentazione del dubbio. Ben inteso, penso che esistano dei momenti storici nei quali le arti abbiano bisogno di silenzio e riflessione su di sé. Credo che noi ci troviamo nel pieno di uno di questi momenti. L’arte figurativa è in un grande periodo di silenzio. Proprio per questo voglio portare avanti le antiche tecniche, partendo dal fatto che uso i colori ad olio e la tela come supporto per rappresentare l’ arte figurativa. Perché lasciare perdere questa grande arte in un periodo in cui nessuno sa più cosa inventarsi per fare arte?
La vera arte è narrazione, è valorizzazione di tecniche, scoperta di nuovi mezzi o metodiche espressive che nell’ insieme riescano a suscitare nuove introspezioni e nuove emozioni nell’osservatore, perchè comunicano a loro volta valori universali che si proiettano ai posteri. Così è per la pittura del Lotto ,di Raffaello , di Leonardo, e dell’arte sublime di tanti altri artisti che la storia e lo studio di essi ci hanno tramandato. Ma l’arte del tardo Novecento in particolare si discosta da un sentire comune, dalla realtà dei sentimenti comuni e condivisi, pur evitando il metodo figurativo; si introietta essenzialmente all’interno dell’artista e poco rivela all’osservatore , alla umanità e alla storia quasi come fosse la risultante di un relativismo conculcato da ideologie che hanno finito per divulgare il superamento dell’essere nel non essere alla ricerca di una improbabile impercezione del nulla . E’ necessario che da una sorta di feticismo artistico , l’arte inizi a narrare , a parlare e a far sognare. Fare sognare. L’arte non può essere solo provocazione o arbitrio; di Duchamp ce n’è stato uno. Io non discuto sul fatto che la fotografia, l’installazione o la video art possano avere una valenza ed una dignità artistica: ma sono cose “altre” rispetto all’arte figurativa, così come il cinema costituisce un linguaggio a sé stante. Per non parlare poi dei meccanismi speculativi del mercato. L’ arte figurativa vuol trasmettere tramite rappresentazione di immagini riconoscibili del mondo intorno a noi a differenza dell’ arte astratta che è frutto della psiche, del pensiero, del sentire,dell’ anima.
Oserei quindi dire che dall’ unione di queste due correnti possa nascere qualcosa di surreale, non reale. Un automatismo psichico, ovvero quel processo in cui l’inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni, emerge anche quando siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori e scopi preordinati. La caratteristica comune a tutte le manifestazioni surrealiste è la critica radicale alla razionalità cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo “oltre” la realtà in cui veglia e sogno sono entrambe presenti e si conciliano in modo armonico e profondo. Il Surrealismo è certamente la più ‘onirica’ delle manifestazioni artistiche, proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile. Inoltre esso comprende immagini nitide e reali ma accostandole tra di loro senza alcun nesso logico. Il pensiero surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, concepita come una trasformazione totale della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l’amore.
Il Surrealismo è un movimento che pratica un’arte figurativa e non astratta. La sua figurazione non è ovviamente naturalistica, anche se ha con il naturalismo un dialogo serrato. Ciò per l’ovvio motivo che vuol trasfigurare la realtà, ma non negarla. L’approccio al Surrealismo è stato diverso da artista a artista, per ovvie ragioni di diversità personali di chi lo ha interpretato. In sostanza, possiamo suddividere la tecnica surrealista in due grosse categorie: quella degli accostamenti inconsueti e quella delle deformazioni irreali. Gli accostamenti inconsueti sono stati spiegati da Max Ernst, pittore e scultore surrealista. Egli, partendo da una frase del poeta Comte de Lautréamont: “bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio”, spiegava che tale bellezza proveniva da un “accoppiamento di due realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse”.
In sostanza, procedendo per libera associazione di idee, si uniscono cose e spazi tra loro apparentemente estranei per ricavarne una sensazione inedita. La bellezza surrealista nasce, allora, dal trovare due oggetti reali, veri, esistenti (l’ombrello e la macchina da cucire), che non hanno nulla in comune, assieme in un luogo ugualmente estraneo a entrambi. Tale situazione genera un’inattesa visione che sorprende per la sua assurdità e perché contraddice le nostre certezze. Le deformazioni irreali riguardano invece la categoria della metamorfosi. Le deformazioni espressionistiche nascevano dal procedimento della caricatura e erano tese alla accentuazione dei caratteri e delle sensazioni psicologiche. La metamorfosi è invece la trasformazione di un oggetto in un altro, come le donne che si trasformano in alberi (Delvaux) o le foglie che hanno forma di uccelli (Magritte). Entrambi questi procedimenti hanno un unico fine: lo spostamento del senso. Ossia la trasformazione delle immagini, che siamo abituati a vedere in base al senso comune, in immagini che ci trasmettono l’idea di un diverso ordine di realtà.
Proprio in questo modo le miei donne, come accade in Donna Angelo, vogliono a primo impatto farsi riconoscere come donne reali ma come la donna angelo in alto a destra sembra crescerle un ala d’ angelo, vuole far sognare lo spettatore portandolo a pensare che potrebbe saper volare e quindi non essere realmente umana, una donna dei sogni, della mente, creata dall’ osservatore.
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